“Speranza”

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Sono una catalogatrice. Non mi definisco una fissata dell’ordine ma adoro organizzare, radunare, catalogare appunto. Infinite playlist musicali per qualsiasi tipo di umore, periodo della vita, genere. Infinite liste di vini, divise per tipo, per azienda, in ordine alfabetico, per prodotti. Centinaia di bacheche pinterest : bouquet, composizioni, tessuti, texture, eventi, colori, idee, stagioni. Potrei elencare all’ infinito.

Mi fermo qui.

Playlist della serata “No Stress Marlene”, una delle mie preferite. Ed è tanto che non la ascoltavo. Echoes- Pink Floyd. Un evergreen.

E’ anche tanto che non scrivevo e farlo mi fa sempre stare meglio. A volte, nei periodi più duri tralasciamo le cose che ci fanno stare bene quando invece dovremmo imporci di prenderci anche solo 15 minuti per noi. Il più è iniziare, il resto viene da sé.

C’è stato silenzio sul blog, silenzio sulla mia pagina Facebook, silenzio su Instagram.

Giorni lunghi. A volte anche la creatività e le proprie passioni vanno messe da parte per impegni più urgenti. Non avevo voglia di social e nemmeno di organizzare articoli e proposte. Ho avuto da fare. Ho cambiato il mio lavoro da sostentamento e sto per tornare nella ristorazione, sto per tornare ad armeggiare le bottiglie di vino, le stesse che anni fa mi fecero tornare ad immaginare la vita nella natura. Ogni volta che assaggio un vino io penso al dietro le quinte, alle mani, alle stagioni, alle piogge, al freddo, all’ estati calde, al vigneron che cammina tra i suoi filari e con pazienza ed amore toglie le foglie di troppo per dar luce e aria ai suoi grappoli, quei grappoli che ha visto crescere ogni giorno un po’ di più.

Che dono prezioso è la natura e quanto può insegnarci.

Non ho scritto per giorni lunghissimi, ma nella mia testa ho pensato tanto. Ogni pensiero come una foglia autunnale, ognuno con il suo colore, piano piano hanno riempito il mio giardino. Ho pensato tanto ed ho vissuto emozioni fortissime.

Ho pensato per prima alle mie nonne, che come me e la mia famiglia saranno state in apprensione e probabilmente nemmeno loro, in un momento tanto delicato, sarebbero state in grado di dare il consiglio giusto. Forse non ci avrebbero regalato la verità.

Ho conosciuto la paura da vicino, e ancora sta qui con me, ma io ho buone capacità di isolamento e me la sto cavando bene.

Ho ritrovato il pianto che non ricordavo più. Quei pianti che ti vengono da così nel profondo che ti sembrano uscire dallo stomaco o forse dal cuore, dai polmoni, non so. Di quelli che non puoi controllare, di quelli che arrivano quando non sai cosa fare e gli eventi ti cadono addosso come un uomo di 100 chili dall’ultimo piano di un grattacielo.

Ho pensato a mio padre e mi sono chiesta ancora una volta com’era possibile che tutto questo fosse successo davvero a noi. A volte mi sembra di dimenticarmelo, lui, io non lo vedo da quasi due anni ma mai come in questo periodo quando chiudo gli occhi sento la mia guancia sul suo petto, il suo odore, i suoi peli e mi da conforto, anche se lui non lo sa, e non è nemmeno importante che lo sappia, perché una cosa l’ ho imparata : amare significa amare e basta, indipendentemente da quello che ti può tornare indietro. Ho imparato che ogni famiglia soffre a modo suo, (ma in realtà questo me lo ha insegnato Tolstoj), che ci sono ferite, incomprensioni e caratteri che non cambieranno mai, ma che è importante rispettarsi sempre per quelli che si è, l’ importante è che ci sia l’ amore.

Ho assaporato lentamente lunghe notti completamente in bianco, di quelle in cui ti rendi conto che stai coi pugni chiusi e i denti stretti pensando a come poterti avvicinare e dare fiducia ad un leone che fiducia negli umani forse non ne ha mai avuta. Sono stata li, nel mio letto, a pensare a mia nonna Silvana e a come si sarebbe comportata, come le avrebbe parlato, a come l’avrebbe abbracciata.

Ho imparato che ci si può sentire in grande sintonia con chi ha il tuo stesso sangue e i tuoi stessi geni ma anche terribilmente lontani, a volte non ci si riconosce più.

Ma oggi, il prete durante la messa d’addio ad un nostro caro amico, concittadino e artista, ha detto la parola “Speranza”.

SPERANZA è la parola che più in assoluto mi fa commuovere. Solo sentirla nominare mi fa venire i brividi, sempre. Il suo significato è profondo e mi inonda sempre, mi travolge. La vita ci mette sempre davanti prove più o meno complesse, momenti più o meno difficili. Io, come tanti altri, ho avuto le mie cose da superare, i miei dolori da vivere e alcuni sono ancora qua, perdite, incertezze, sentimenti di arrendevolezza. Ma la speranza non l’ho mai persa. Speranza non significa per me stare fermi ad aspettare che qualcosa cambi, no, questo no. Siamo noi che stringiamo il timone della nostra vita e quando il mare si fa grosso, come nei miei peggiori incubi, non bisogna mai dimenticare di respirare e mantenere la calma. Il mare si calmerà, anche se mi fa una paura da matti.

Chinati come un giunco Marlene, passerà la piena.

Ho imparato che anche se la vita è un po’ ingiusta e dura, non per questo dobbiamo mollare, non per questo dobbiamo lasciare il timone.

“Tra i parenti più lontani c’è un bestemmiatore, ce l’aveva con Dio che gli era debitore di favole raccontate prima di mettersi a letto di cui tutti i bambini del mondo hanno diritto, lui era nato senza un motivo apparente, tranne quello di diventare delinquente. Fu per questo che a Dio volle fargli dispetto e divenne un cittadino corretto”

Buon Sangue , Jovanotti

Ho imparato anche dalla musica, anni fa. Ero un po’ più giovane e in quel momento mistico post-adolescenziale in cui non sei né una ragazzina né una donna. Ero arrabbiata. Ma quella strofa mi rimase nella memoria e decisi di farne quasi un motto. Me la ripeto quando i tempi mi sembrano più duri della mia scorza. E’ la voglia di riscatto, di rivalsa. Mi sono mancate cose importanti, è vero, ma non è una scusa, mai, per gettare la spugna. E’ troppo facile non voler stare alle regole e ribellarsi. Il difficile è rimanere in pista, alzarsi la mattina, avere degli obbiettivi, dei sogni, continuare a dare amore a se stessi e agli altri.

Vorrei, adesso, poter abbracciare forte quei miei stessi geni, combinati però in maniera diversa dai miei, e poterle trasmettere tutti i miei pensieri, dirle che la vita in realtà è meravigliosa, che prima di regalare il tuo amore a qualcuno devi imparare ad amare tanto te stessa, anche se non è una cosa così facile. Vorrei che capisse che l’ indipendenza è la cosa più importante che una donna possa avere e che questa cosa me l’ha inculcata nella testa proprio la nonna che le manca di più; che la solitudine sembra dura invece è un dono, un viaggio da cui possiamo imparare davvero tante cose. Vorrei dirle di innamorarsi forte, ma non di un uomo, ma di un libro, un cantante, di una passione che sia solo sua. Vorrei dirle che non ha bisogno di sostituire niente e nessuno, che non dobbiamo cercare negli altri quello che ci manca, è uno degli errori più grandi che una donna possa fare, perché non risolve il problema e soprattutto, in realtà, è già tutto dentro di noi. Padre, madre, nonni, sorelle,zie. E’ già tutto dentro di te! Vorrei dirle che ci si basta da sole. E i morti, gli scappati, i lontani si ricordano in un solo modo : facendo nostri i loro gesti e insegnamenti, ogni giorno. Non sono né le foto, né nient’altro che ce li faranno onorare o ricordare nel modo giusto. Diventa tu stessa il meglio di loro. Felicità amore mio, è finire la giornata ed esserne soddisfatta, aver fatto qualcosa per te, per chi ami, sono le piccole conquiste. E’ un abbraccio che non ti aspettavi, un caffè con un’amica che non vedevi da tempo, è il tuo primo stipendio sul conto in banca, è vedere un’idea trasformarsi in qualcosa di concreto, è una cena con la famiglia fatta dei soliti battibecchi ma anche di ricordi e calore, è andare a fare una passeggiata da sola e scoprire quanto si sta bene anche in solitudine in mezzo alla natura, è prenderti cura di un animale che ti ama alla follia ma che dipende solo ed esclusivamente da te, anche la responsabilità a volte può essere felicità. E’ cucinare una bella cena per qualcuno a cui vuoi bene, addobbare la casa per natale. Avere un posto tuo, che sia solo tuo. E’ non dover chiedere niente a nessuno. La felicità è prendere un regalo alla tua amica solo perché quando l’hai visto, hai pensato a lei. E’ donarsi, avere fiducia, mettersi alla prova, cadere, rialzarsi, anche 100 volte e poi riuscirci. Felicità è nelle piccole cose. A volte, non avrai un euro e le bollette da pagare, ma se riuscirai a trovare un buon libro capirai che c’è felicità anche nelle giornate da schifo, che tutto si risolve. Che i soldi devono servire per sopravvivere, per curarsi e togliersi qualche sfizio, in fondo viviamo in una società improntata sul consumismo, che ci vuoi fare. Ma con quei soldi ti ci puoi comprare anche dei bellissimi gerani, della terra e dei vasi, sistemarli su quello che sarà il TUO balcone, proprio come facevamo con nonna. Vedrai che felicità sarà vedere che dopo un mese non saranno ancora morti. Vorrei dirle questo, ma solo con un abbraccio. A volte le parole sono di troppo.

Marlene riparte.

 

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